Registered works

Share
Facebook   Twitter   Google+
Paolo Aldi

Place of birth: Rovereto
Date of birth: 20/12/1955
works and lives at NOMI (Trento)


IL LAGO: appunti riguardanti il lavoro.

Il soggetto è un lago antropizzato anche se raramente si vedono uomini, solitamente le loro tracce. Un lago misterioso.

Le opere sono fotografie trasferite su tavole di legno e poi lavorate a encausto con cere e resine naturali. Le immagini sono solo apparentemente monocromatiche e dal sapore antico, ma se sono guardate con attenzione esse sono indiscutibilmente contemporanee.

Il lago è formato da miriadi di minuscole gocce d'acqua, è una pregnante rappresentazione che l’esistente non è mai stabile, non è altro che ondine fluttuanti, è un insieme di vibrazioni, è un mondo di avvenimenti. Il lago è una grande massa, molto più di un uomo ma da questi ancora individuabile. Sembra sempre quello, ma ogni momento cambia perché è un equilibrio tra fiumi immissari ed emissari, tra acqua piovana ed evaporazioni. L’uomo non è presente o non è il soggetto principale; nelle opere ci sono le tracce lasciate dall’uomo; l’antropizzazione del lago è presenza evidente anche se è un’effimera impronta lasciata in un tempo breve, attorno e in un il lago che c’era prima e ci sarà dopo di noi, pur se anch’esso ha una vita corta su scala geologica e infinitesimale su scala cosmica.

Il linguaggio usato manifesta una visione verosimile del reale, non vera; la realtà è apparente, offuscata, annebbiata, leggermente deformata. Le opere sembrano dei monocromi, sotto certe luci addirittura bianconero, ma poi si scopre che hanno sfumature, colori verdi e gialli, alcuni azzurri poco saturi, neri caldi. L’assente è il bianco puro, ci sono solo dei bianchi apparenti. È un invito all’attenzione. Se non siamo molto attenti nel guardare non siamo capaci di vedere la realtà, è il sottinteso che siamo legati ad una visione retinica fallace, incapaci di vivere il reale. La stessa vista, il senso a cui più ci affidiamo, la utilizziamo distrattamente ma ce ne fidiamo ciecamente. 

È fotografia, è altro?  Il punto di partenza è fotografico, la sua esecuzione è tipica di una fotografia pittorialista: l’applicazione della vignettatura, il richiamo al lessico della fotografia stenopeica, l’uso di una scala cromatica ridotta. Ma gli interventi digitali, la base di legno, l’intervento coloristico attraverso la scelta e l’uso delle cere e delle resine, la strutturazione delle superfici con i ferri roventi perdono il valore indicale proprio della fotografia e aprono ad altro. Siamo sul confine sottile tra indice e icona.

La tecnica con cui nascono queste immagini è piuttosto complessa, laboriosa e lenta. All’inizio è una fotografia ripresa in luoghi e momenti personalmente significativi e ideali. In seguito viene l’elaborazione con tecniche digitali, con un’eco collegata alla pratica della fotografia stenopeica. Preparata l’immagine virtuale essa è prima stampata su un supporto flessibile, quindi i pigmenti che la compongono sono staccati e trasferiti su una tavola di legno appositamente preparata. In seguito la verniciatura con una soluzione di sandracca. Quindi l’encausto, eseguito con cera d’api e altre cere e resine vegetali, che da ulteriori colorazioni e struttura la superficie. In ultimo la lucidatura delle cere fatta manualmente nell’arco di diverse giornate.

La scelta di una tecnica lenta è anche personale condizione che favorisce la riflessione sui tempi brevi di una contemporaneità in cui tutto si consuma rapidamente senza prendersi il dovere e il piacere della scoperta lenta, dell’approfondimento di noi stessi e di cosa siamo in grado di apprendere e di fare.

Ciclo di 30 opere

  • ORA International
  • 2013